Lorenzino de' Medici

1536 A Teatro teatro Aridosia Intestazione 28 aprile 2008 75% Teatro

<dc:title>Aridosia</dc:title> <dc:creator opt:role="aut">Lorenzino de' Medici</dc:creator> <dc:date>1536</dc:date> <dc:subject>Teatro</dc:subject> <dc:rights><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.it">CC BY-SA 3.0</a></dc:rights> <dc:rights><a href="http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html">GFDL</a></dc:rights> <dc:relation></dc:relation> <dc:identifier>http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Aridosia/Atto_primo/Scena_quarta&oldid=855057</dc:relationship> <dc:revisiondatestamp>20110420220250</dc:revisiondatestamp> http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Aridosia/Atto_primo/Scena_quarta&oldid=855057

20110420220250

Lorenzino de' Medici - Aridosia
Atto primo
Scena quarta
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Lucido solo

Lucido
Egli è ben vero, che non è cosa che faccia più impazzar gli uomini, che l’amore. Tiberio è così savio giovane, quanto sia in questa città, e adesso accecato non vede quello si faccia, perchè nascosamente di villa è venuto, e non si cura che lo sappia suo padre, e tanto è la rabbia di quel vecchio, che io credo lo direderà, s’ei sa che sia venuto, e a che fare, perchè nè maggior misero, nè maggior ipocrito fu mai, e non vuol che Tiberio guardi non che tocchi una donna, e lui d’un santo vantaggio oltre a questo gli ha impegnato sè e gli amici suoi, per far venticinque scudi; e più oltre, n’ha promesso venticinque altri a venti ore, cosa che s’ei non gli ruba, non lo può osservare in alcun modo, e parli di aver pensato ad ogni cosa, quando dice ch’io vi pensi; ma se non fusse Erminio, che mi ha comandato ch’io serva Tiberio, come lui proprio, io entrerei a punto in questo labirinto; per Dio, la cosa torna bene: le fatiche e le brighe tocchino a me, e i piaceri a loro; ma ecco di qua Erminio, che mi ha a fare un cappello, perch’io non ho fatta la sua ambasciata: dirò di averla fatta, e le risposte son tutte ad un modo, che sta bene, e che si raccomanda a lui; ma ei vien parlando; voglio intendere quel ch’ei dice.
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